UCVM Anteprima
Nota dell'autore
Impaginazione, margini e caratteri non sono quelli del volume stampato.
Quello che vedi qui non è esattamente quello che troverai in mano.
Luigi Fulignot
LF Production
Prima edizione: settembre 2026
Questa è un’opera di fantasia. nomi, personaggi, luoghi ed eventi sono frutto dell’immaginazione dell’autore ed utilizzati in maniera fittizia. Ogni riferimento a fatti, luoghi o persone reali è puramente casuale.
I collegamenti (che troverete presenti all’interno dell’opera in quantità crescente con l’avanzare nella lettura) sono da considerarsi estensioni necessarie alla comprensione delle vicende narrate. Si consiglia pertanto di accedere a tutti i contenuti ipertestuali presenti per vivere una esperienza completamente venuta male. Tutti i contenuti transmediali sono disponibili all’interno di https://unacosavenutamale.lf1.it
ISBN: 979-8-185-14042-0
© Luigi Fulignot
WWW.LF1.IT
Pubblicazione Indipendente
testi originali di Luigi Fulignot
Cover by Luigi Fulignot
Impaginazione by Luigi Fulignot
Immagini by Grok/Gemini IA - Prompt by Luigi Fulignot
Music by Suno IA - Lyrics and Prompt by Luigi Fulignot
Web Development by Claude IA & Luigi Fulignot
Not too bad
Dedicato a tutti quelli che di mestiere fanno i clown perché dicono che almeno sul posto di lavoro un po’ di contegno ci vuole. Dedicato a tutti quelli che di notte si mettono la sveglia per ricordarsi di prendere le gocce per l’insonnia. Dedicato a tutti quelli che a gocce non hanno mai preso nulla, neanche la pioggia. Dedicato al mio amico immaginario P.F. che un bel giorno si era messo in testa di fare il giro del mondo in ottanta giorni, ma solo di martedì perché gli altri giorni doveva andare al lavoro che aveva mutuo, bollette da pagare e figli da mantenere. Dedicato a F.M.D., che sapeva che la bellezza salverà il mondo, e a tutti coloro che, sebbene continuino ad avere una profonda adorazione per F.M.D. non ne sono affatto sicuri. Dedicato a tutti coloro che, finché in questo mondo saran tutti pazzi, non avranno mai nulla da temere. Dedicato infine a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, hanno pensato a Dio, ma soprattutto a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti dei completi ed irrimediabili idioti
Il tocco sulla tela
mi ricorda anni addietro
quando l’aria era più limpida
e la castagna sapeva di vaniglia
Le foglie nel viale
lo rendevano sdrucciolo
e le buche qua e là
davano scosse di vita
E queste rime
che mi affanno a trovare
non sono altro
che un pessimo cercare
un tempo intimo e prezioso
che è stato ed ora rivive
in quei tuoi gesti puri
che comprendo male
che dipingono dentro
che aggiustano il mondo
non credo tutto
quello mio di certo
[ Pagina 5. ]
Mi ricordo, c’era la piazza, e dentro la piazza c’era la chiesa e dentro la chiesa c’era il prete. E dentro il prete? Non so, non ci ho mai guardato dentro al prete, di solito faccio cose più serie tipo lavare i piatti o pulire i pavimenti.
E poi il prete l’hanno ammazzato, che mi chiedi a fare?
L’hanno ammazzato? Chi? Come?
Eh, ora non è che posso dirti tutto… leggi, informati, i prequel non mi piacciono, poi va a finire che il prequel dura più della storia che sto per raccontare, va a finire che si ricomincia e finir di cominciare è un casino. Non è mica Star Wars…
Fatto sta che il prete non c’era più e c’era soltanto la chiesa, ok?
Ah, e dentro la chiesa quindi che c’era?
Dentro la chiesa? Aspetta, ora ho un vuoto di memoria, mi hai distratto con le tue domande… eehh
Ecco, sì, ora ricordo: ricordo … ricordo …. Ricordo che non c’erano tanti fedeli: alcuni erano passati di moda, altri erano passati a miglior vita e altri ancora erano passati a Netflix dove potevano seguire la messa quando volevano a euro 6,99 (più offerte) al mese.
Sono passati un bel po’ di anni da quella volta, perdonami.
Ora mi ricordo qualcos’altro: c’era la casa e dentro la casa c’era il soggiorno e accanto al soggiorno c’era la cucina ed in cucina non c’erano piatti sporchi perché li avevo appena lavati, così come il pavimento che era lucido e profumato, anche quello del soggiorno. Nel soggiorno c’era un grande divano ad angolo, poi c’erano due poltrone, tre sedie e due sgabelli. Nell’angolo c’era una stufa a legna, intendo l’altro angolo, non quello del divano. “Ottima idea quella di non mettere divano e stufa nello stesso angolo”, diceva sempre lo zio Gino, che da quando era tornato da Auschwitz non era più lui. Fumava, cantava e diceva cose così, che ad esempio non avrebbe avuto senso soppalcare il soggiorno per un divano solo per mettere divano e stufa nello stesso angolo, dato che la tv era in basso e che la stufa a legna pesava troppo e che comunque era buona solo per il ragù.
E lui odiava il ragù.
Diceva che sapeva troppo di carne da macello e che di macello ne aveva assaggiato fin troppo. Ascoltava Glenn Miller dalla mattina alla sera e cantava Moonlight Serenade a mezzogiorno in punto, ogni santo giorno, tanto che le campane a mezzogiorno avevano smesso di suonare perché era Gino ormai che faceva da timer per tutto il paese. “Sono sempre calanti e mi fanno stonare” - rispondeva a tutti quelli che gli chiedevano come mai non si sentissero più le campane a mezzogiorno.
Non conosceva le parole, né tantomeno Glenn Miller e l’inglese, però la canzone la ricordava perfettamente, con tanto di assolo del clarinetto.
E così, ogni giorno a mezzogiorno tutto il paese poteva sentire il suo “Paaaa, pà-pà-paaa, pà-pà-paaa pà-pà-paaa, pà-pà-pà paaa” e nel semivocalizzo che ne usciva spingeva il mento verso l’alto ad ogni “paaa” fino a raggiungere una posizione che ricordava molto quella di un pugile che aveva appena preso un montante sinistro dal primo Mike Tyson.
Eravamo in tanti in famiglia. Io, i miei, zio Gino, la Lauretta, nonna Ilde, Alfio, Diana, la Viola e la Rossa. E poi c’era sempre qualcuno che veniva a trovarci.
Sì, me lo ricordo bene il signor Cassetti, con quell’aria da lord di secondo grado con la cravatta regimental blu che portava sotto il gilet a losanghe. Un pugno nello stomaco. L’outfit intendo. Veniva quasi ogni giorno a far due chiacchiere con Alfio, bersi un paio di bicchieri di rosso per tornarsene a casa alle sette perché a quell’ora la cena era pronta e Gino cantava Pennsylvania 6-5000. E mentre Gino dimostrava al mondo intero il suo livello di inglese (in particolare nel punto in cui il testo dice Pennsylvania Six-Five-O-O-O), il Cassetti dava l’ultimo sorso al bicchiere e si incamminava. Il suo vino preferito era il Ripasso, che avrei scoperto nel corso degli anni essere una sorta di Amarone che però non poteva essere tale, perché non ce l’aveva fatta. Era solo un modo come un altro per non buttar via niente e tirar fuori qualcosa di decoroso dagli avanzi dello chic.
.
Come le losanghe del gilet.
Viveva con la moglie Caterina, che il Cassetti non mancava mai di ricordare a tutti essere arrivata seconda ad un concorso regionale di bellezza quand’era giovane. Una donna minuta, dai modi gentili e forse un po’ troppo affettati. Brave persone, anche se spilorce. In dieci anni e forse più, mai che si fosse presentato con un mazzo di fiori, una bottiglia di vino o una scatola di cioccolatini. Ah, pardon, ora che ci penso ricordo che a Natale un anno si presentò proprio con una scatola di cioccolatini per fare gli auguri a tutti quanti. Erano scaduti, e tutti quanti noi ovviamente ci divertimmo a far delle supposizioni più o meno fantasiose su chi (e soprattutto quando) glieli avesse regalati, ma ciò rimane tuttora un mistero da scoprire. Però sempre gentile, niente che dire, mai una parola o un’espressione fuori posto, mai un comportamento sopra le righe nemmeno quando i due bicchieri non erano più soltanto due ed il suo ritorno alle sette in punto diventava un po’ incerto e per l’ora e per il modo.
Sì, mi ricordo, mi ricordo che la sera si guardava la TV tutti assieme ed in quel momento ognuno poteva conoscere qualcosina in più dell’altro. L’ultimo che si addormentava, ad esempio, era quello a cui piaceva di più quel tipo di trasmissione. Ricordo tuttavia che c’è stato un periodo in cui trasmettevano, al giovedì sera, un programma che aveva avuto un successo clamoroso, perché faceva star male tutti quelli che lo guardavano, ma così tanto male, ma così tanto male, che quelli a cui questa trasmissione non faceva male affatto, pensavano
a come mai facesse così tanto male a qualcuno, ci pensavano così tanto da star male e finivano per guardarlo pure loro. Morale della favola, il giovedì sera stavano tutti male. E così di venerdì non lavorava nessuno. Neanche i protagonisti della trasmissione perché di venerdì avevano il giorno libero.
E oggi era proprio giovedì.
[ Pagina 10. ]
OUVERTURE 7
NICK 17
BOB 23
IL PRINCIPE 39
MAURICE & MAUREEN 47
IL PROF 59
POURPARLER 67
LA ZINGARA 75
CROCCHETTE 81
JIM 85
ELEMENTARY 93
NICK’S WEDDING DREAM 97
IN GOD WE TRUST 105
LAURA 115
FOTOGRAMMI 127
NOTE FINALI 139
BOLERO 151
Usa le frecce della tastiera, oppure clicca sulla metà destra o sinistra del libro
Cinque episodi più uno, capitoli fuori ordine e un'interruzione pubblicitaria a metà libro.